Angine de Poitrine-Vol. 2 c’è vita (musicale) su Marte

Se pensate di aver inquadrato gli Angine de Poitrine, probabilmente vi state sbagliando. Il loro nuovo lavoro, “Vol. 2”, è un oggetto sonoro non identificato che atterra nel panorama musicale attuale con la forza di un paradosso: è profondamente “altro”, eppure magnetico.

Cinque brani per 36 minuti di musica che Andrea Orlando, Antonio Bastanza e Pierpaolo Mazzulla, conduttori di Deviazioni Sonore format prodotto da Il Dot e giunto alla undicesima puntata, in onda su Esperia Tv al canale 15 DT ogni mercoledì alle 21:45 (in replica domenica alle 22:30), hanno consigliato come disco della settimana, definendolo un’esperienza che sfida le convenzioni occidentali.

Il suono: oltre la convenzione

Il cuore pulsante del disco è un math rock viscerale che non si limita a ricalcare i canoni del genere (post-rock, jazz, heavy metal), ma li contamina con un gusto per l’esotico. L’uso sapiente dei semitoni e richiami palesi alla musica indiana creano un’armonia “altra”, fatta di dissonanze che, a un ascolto più attento, risultano perfettamente congrue.

È un trionfo del virtuosismo del suono prima ancora che della tecnica fine a se stessa, capace di divertire chi ama le architetture chitarristiche complesse.

L’estetica: il dadaismo alieno

Non si può scindere la musica degli Angine de Poitrine dal loro impatto visivo. Le maschere, che oscillano tra suggestioni egizie e tratti alieni, non sono una mera trovata pubblicitaria. Nate dall’esigenza quasi teatrale di separare l’ego dall’arte (e dalla necessità pratica di non farsi riconoscere girando tra i locali), queste maschere diventano parte integrante della performance. Emblematico è il naso “metronomo” del batterista, che si muove a tempo trasformando il duo in una macchina scenica perfetta.

Il messaggio: un antidoto all’algoritmo

In un’epoca dominata da playlist pre-confezionate, “Vol. 2” è un atto di ribellione alla logica dell’algoritmo. Il successo del progetto risiede proprio nella sua estraneità alla realtà quotidiana, intercettando un pubblico stanco del mainstream e affamato di “insolito”. Che si tratti di un fenomeno passeggero o di un’eredità duratura alla maniera dei Primus, gli Angine de Poitrine dimostrano che esiste ancora una “vita su Marte” musicale tutta da scoprire.

In sintesi: un disco ostico ma affascinante, che va ascoltato senza pregiudizi per capire che l’anomalia, a volte, è l’unica forma di bellezza possibile

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