Caserta sì, Caserta no. Essere allenatore del Cosenza Calcio è un lavoro difficile. Poi fra dicembre e gennaio in Serie B nell’era del Presidente Guarascio lo è ancora di più. Lo dice la storia, lo dicono i numeri. Caserta è solo l’ultimo di una lunga lista di più o meno illustri predecessori che si sono trovati a rivivere le stesse situazioni che anche i tifosi conoscono a memoria. Coincidenze? Tutt’altro.
In molti ad inizio stagione hanno elogiato il mercato dei lupi. Sicuramente sono stati acquistati (anche se molti sono arrivati in prestito) calciatori di categoria. Alcuni di questi anche scelti dallo stesso tecnico di Melito Porto Salvo. Allora dove sta il problema?
Il problema è sempre lo stesso. Programmare una stagione vuol dire anche difendere le proprie scelte nel caso in cui non arrivino i risultati se si crede fermamente nel progetto. Se invece si ritiene di aver sbagliato e di voler mettere in discussione quanto fin qui fatto senza indugio, bisogna intervenire con scelte drastiche sul mercato per arginare i pericoli che sono insiti in un campionato difficile come quello di serie B.

Concetti banali per chi conosce il mondo del calcio. Ma chi nel club rossoblù è preposto a tali scelte sia in fase esecutiva che in fase comunicativa? Nessun uomo di calcio che aiuti il patron a prendere decisioni non solo di cassa ma anche legate a motivazioni tecniche. Il direttore sportivo, oggi impersonificato da Roberto Gemmi, così si trova ad essere il solo controllore di sé stesso, del suo operato. Il risultato è che l’allenatore alle prime difficoltà viene lasciato solo a condividere i suoi patemi con la piazza e senza nessun aiuto.
Il tutto è aggravato dalle condizioni di classifica, che iniziano a diventare precarie. Quando le energie di una società dovrebbero invece concentrarsi solo sul mercato e sul miglioramento delle lacune evidenziate nell’organico. La tifoseria si trova a vivere un incantesimo come Antonio Albanese nel film “E’ già ieri” (visione consigliata) in un pericolosissimo déjà vu. Chi scioglierà l’incantesimo?
Invece tutto scorre. L’allenatore è sempre più solo in attesa di una chiamata che dalla società non arriva. Esonero o fiducia: nessuna presa di posizione, tutto scorre a insaputa di Caserta.
Tale situazione si riverbera anche sul rendimento dei giocatori sfiduciati che avvertono lo stesso isolamento. Non ci si meravigli se alcuni, oggi contestati, domani faranno bene in altre piazze. Il rendimento dipende anche dal modo in cui una società, sempre tramite uomini che masticano di calcio, riesce a mantenere nel chiuso di uno spogliatoio determinate questioni.
Allora si decida e si dia comunicazione al popolo rossoblù. I calciatori siano messi nella condizione di sentire l’affetto della città, anche attraverso la stampa e chi di fa informazione con passione. E’ un auspicio quello di non rivivere l’ennesimo déjà vu. Il lieto fine è sempre ben accetto, ma chi gioca con la roulette russa prima o poi rischia di saltare in aria.
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