I giocatori del Cosenza salutano i tifosi a fine partita (foto Francesco Grazioli)
I giocatori del Cosenza salutano i tifosi a fine partita (foto Francesco Grazioli)

Quello ottenuto dal Cosenza sul campo del Cittadella è senz’altro un punto guadagnato. Per come si era messa la gara. Per i presupposti che si stavano creando dopo un avvio horror.

Vita e Desogus hanno sulla coscienza le clamorose chances del possibile vantaggio, gettate alle ortiche. Gentilmente messe sul piatto da Venturi e Hristov in vena di regali. Il 23 rossoblù ha poi chiuso in bellezza una giornata da dimenticare facendosi espellere per un fallo evitabile e inspiegabile.

L’undici iniziale dei lupi a Cittadella (foto Francesco Grazioli)

Rimasto in 10 il Cosenza ha smesso di soffrire. Non troppo paradossale a pensarci bene per una squadra che non ha avuto la capacità di approfittare della superiorità numerica nel recente passato. Così al “Tombolato“, quando sembrava mettersi male male, al cospetto di un avversario anch’esso con tanti problemi da risolvere, i lupi hanno ritrovato coraggio, solidità e compattezza. Merito di Massimiliano Alvini, che anche oggi ha mostrato la sua bravura nel saper apportare i giusti correttivi in corso d’opera. Il tecnico di Fucecchio è innegabilmente capace di leggere le partite e correre ai ripari quando ce n’è bisogno.

È opportuno ricordare che, al netto di errori messi in conto nell’arco di un lungo e impegnativo campionato come quello di Serie B, abbia messo a repertorio 10 punti sul campo. Avendo a disposizione un organico che non eccelle per qualità e abitudine alla categoria. Che ha sì perso un po’ di verve e brillantezza rispetto all’inizio di stagione ma tiene comunque la barra dritta.

Gli svarioni dei singoli, la scarsa vena realizzativa di attaccanti che bomber non sono mai stati e forse mai lo saranno, sono difetti di fabbrica. Appartengono ad un organico rivoltato come un calzino per l’ennesima stagione. Allo stesso modo i 4 punti di penalizzazione non sono errori ascrivibili a Massimiliano Alvini.

È lui e lui soltanto che continua a metterci la faccia, a rassicurare, a provare a rasserenare l’ambiente. Lo stacco ormai è netto e chiaro ai più. C’è un Cosenza da sostenere, per i colori, per la maglia e per una categoria da difendere. È quello dello staff, dei giocatori, dei dipendenti che con forze e orgoglio ammirevoli continuano a lavorare tra mille difficoltà. Ce n’è un altro cronicamente automasochista, che dà l’impressione di far di tutto per attirare antipatia e ostilità. Che proprio non vuole farsi ben volere, apprezzare ma soprattutto capire.

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