Sia concesso riportare un passaggio di un editoriale sulla crisi del Cosenza pubblicato il 27 gennaio, appena 12 giorni fa. “Succede da anni. Attivate i neuroni e diffidate da quella sparuta e sempre più triste minoranza che vuole farvi credere che la colpa sia di tifosi, giornalisti e prossimamente (c’è da scommetterci), di allenatori o direttori sportivi o giocatori mercenari“. Ci siamo. È accaduto prima del previsto. Antonio Buscè è finito nell’occhio del ciclone.
Il “fuoco amico“, quello da cui mesi addietro era stato detto al tecnico di guardarsi bene, gli è stato scatenato puntualmente contro. La campagna pro esonero dell’allenatore campano, tanto adulato per gran parte della stagione, è partita e prende rapidamente piede.
Non che sia esente da colpe per il momentaccio del Cosenza. Alcuni errori li ha sicuramente commessi. Ma le attenuanti sono tante. A lui va riconosciuto il merito dei 40 punti collezionati dai rossoblù in una situazione critica, in un contesto che poco o nulla ha a che fare con il professionismo. Per raggiungere tale risultato è stato costretto a spremere come dei limoni quei 12-13 calciatori di livello superiore alla norma che gli hanno messo a disposizione.
Un paio li ha persi per infortunio. Altri tre glieli hanno portati via con un mercato improntato esclusivamente sulla monetizzazione. Dalla sessione invernale il Cosenza ne è uscito privato di elementi di categoria superiore che avevano portato in dote punti e ben 12 gol. Numeri, inequivocabili. I suddetti sono stati rimpiazzati con mestieranti della Serie C: lo dice chiaramente la carriera degli ultimi arrivati in rossoblù. Unica eccezione, Jaime Báez: l’uruguaiano va però aspettato prima che rientri in condizione. Altro tempo prezioso sprecato.
Buscè è stato bravissimo ad ovattare il gruppo, isolarlo dalla tempesta esterna e dalle evidenti e macroscopiche pecche organizzative e gestionali del quotidiano.
C’è però un limite a tutto e ora i miracoli non gli riescono più. Anche Antonio Buscè è finito inevitabilmente nel caos che lo circonda. Ha perso la pazienza e ora la sua popolarità è calata vertiginosamente anche per colpa delle ultime uscite fuori dalle righe. Il risultato è che molti tifosi si sono sentiti offesi dai recenti sfoghi e i franchi tiratori vicini alla proprietà del club ne hanno approfittato per attivare la propaganda “Buscè out“. Insomma, il solito refrain.
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