Postumi del derby Cosenza-Catanzaro un anno dopo è ancora peggio

Esattamente un anno addietro, proprio in queste ore, i media locali erano nel pieno dell’analisi del giorno dopo del derby tra Cosenza e Catanzaro. Il giudizio era quasi unanime: il gran cuore mostrato dalla squadra rossoblù nel riacciuffare il pari al minuto 106 da solo non sarebbe bastato.

Difatti, non bastò, perché i lupi a fine stagione dovettero fare i conti con un’amara retrocessione. I postumi di quel match non erano però visibili e individuabili sul campo, quanto fuori dal terreno di gioco. In mezzo alla gente, tra i tifosi, quelli delle curve e non solo. Perché le intenzioni di una dirigenza automasochista con un DNA da kamikaze, venute a galla nelle ore che precedettero il derby, ruppero definitivamente il rapporto con gli aficionados rossoblù e la città tutta.

Voler aumentare i biglietti delle curve a 50€, scesi a 30€ nel primo comunicato e riportati a 19€ in quello definitivo, quando ormai il danno era stato già fatto, fu ed è da considerarsi ancora atto grave, tentativo di lucro inconsulto, affronto inconcepibile. L’ultimo dei tanti, estesi di recente anche alla stampa. Da quel momento un declino inarrestabile. Fino ai giorni nostri, che vedono ancora al timone una società invisa alla stragrande maggioranza dell’ambiente.

Oggi il Cosenza è in piena lotta per ritornare in Serie B al primo tentativo. I risultati positivi dell’undici di Buscè non sono serviti a riempire nuovamente le gradinate del “Marulla“, che rimangono e rimarranno fredde e vuote. Segno che lo strappo non è ricucibile. Solo una cessione, paventata e in parte anche promessa, convincerebbe il popolo rossoblù a varcare i tornelli dello stadio. Sarebbe ora che ne prendesse atto chi si ostina a riempirsi la bocca di parole e concetti svuotati di senso (allo stato attuale delle cose) come “identità e territorio“.

In periodo di feste è lecito chiederselo. Che siano l’ultimo Natale e l’ultimo Capodanno da trascorrere avvolti dalle catene?

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