“Nel 1966 sono partito da Napoli in cerca di musica, con una piccola batteria comprata a cambiali, 2500 lire al mese, avevo addosso una camicia di nylon che avevo acquistato al ponte di Casanova…”. Inizia con la voce rotta dall’emozione e il ritmo nel sangue il concerto di Tullio De Piscopo al Teatro Augusteo. Una serata che non è stata solo un live, ma un viaggio catartico attraverso sessant’anni di carriera, sacrifici e successi planetari.
Il suo nuovo spettacolo, “80 Tullio – The Last Tour… Nun ‘o saccio!”, ha trasformato il palco napoletano in un crocevia di storie e leggende. Il percussionista della storica “superband” ha ripercorso le collaborazioni con i giganti della musica mondiale, da Astor Piazzolla a Gino Paoli, mantenendo però un filo diretto e costante con la sua terra e i suoi affetti più cari.
L’omaggio a Pino Daniele: “Destino e Speranza”
Il momento più toccante della serata è stato, inevitabilmente, il ricordo del “Mascalzone Latino”. De Piscopo ha dedicato all’amico di sempre il brano “Destino e speranza”, culminando l’esibizione con la suite “Drum conversation per Pino Daniele”. Un dialogo percussivo che ha fatto vibrare l’Augusteo, trasformando il battito dei tamburi in un linguaggio universale di amore e nostalgia.
Da Sanremo 2026 all’Augusteo: la nuova generazione
Non è mancato lo sguardo al futuro e alla contemporaneità. Sul palco sono saliti LDA e Aka 7even, i giovani talenti che hanno affiancato Tullio nell’ultima edizione del Festival di Sanremo 2026. Insieme hanno riproposto l’energia travolgente della nuova versione di “Andamento Lento”, confermando come il ritmo di De Piscopo sia capace di unire generazioni diverse sotto il segno del groove.
Il riconoscimento: Premio MEI per il miglior live
Proprio l’energia sprigionata sul palco dell’Ariston è valsa al maestro un importante riconoscimento. Durante la serata, Renato Marengo e Nando Misuraca hanno consegnato ufficialmente a Tullio De Piscopo il Premio MEI (Meeting delle Etichette Indipendenti) come miglior live assoluto del Festival.
“Partire con una batteria a rate e trovarsi qui, dopo sessant’anni, premiato dalla propria città e circondato da giovani talenti, è la chiusura di un cerchio perfetto,” ha commentato l’artista visibilmente commosso.
Un concerto che conferma De Piscopo non solo come un virtuoso delle percussioni, ma come un pezzo fondamentale della storia culturale italiana, ancora capace di stupire, innovare e, soprattutto, far battere il cuore a tempo di musica
























