Eugenio Guarascio, presidente, o meglio patron del Cosenza calcio, non vuole rassegnarsi alla retrocessione. La squadra è mestamente relegata da mesi all’ultimo posto in classifica. Lo scollamento tra tifoseria, ambiente e società è arrivato a un punto di non ritorno. I calciatori sul campo dimostrano di aver staccato da tempo la spina, eppure qualcuno crede ancora di poter prendere in giro tutti. Come?
Giocando l’ultima carta, quella della disperazione. È notizia di oggi, ma in realtà in città si vociferava già da tempo, che il Cosenza ricorrerà al Tar del Lazio per riavere indietro i 4 punti in classifica tolti dalla giustizia sportiva.
GUARASCIO E IL RICORSO AL TAR DEL LAZIO
Un vecchio proverbio dice “Chi è causa del suo mal pianga sé stesso“. Letteralmente significa che chi è la causa dei propri problemi, deve affrontare le conseguenze e non incolpare altri. L’importanza della responsabilità personale e del prendersi la colpa per le proprie azioni. Non sarebbe stato meglio, caro Guarascio, pensare prima alle conseguenze delle proprie azioni, come provvedere in anticipo al pagamento delle spettanze dovute e non aspettare l’ultimo momento utile? Allestire una squadra degna di questo nome a luglio, rinforzarla a dovere nel mercato di gennaio, darle sicurezza e tranquillità con un campo di allenamento adeguato alla categoria, ecc. ecc. ?!
Il 22 aprile il Tar del Lazio discuterà il ricorso del Cosenza. La speranza di riavere indietro qualche punticino è davvero ridotta al lumicino. Anche se fosse, con i 4 punti in più in classifica, la squadra silana resterebbe sempre ultima. Una missione praticamente disperata, al limite dell’impossibile quella di restare in Serie B. La colpa di tutto questo di chi è? Ovviamente sempre degli altri.
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