Dura missiva di Grazia Letizia Veronese Battisti, vedova del celebre cantautore scomparso nel settembre 1998, a Mogol, storico paroliere di tante canzoni.
«Eccomi qui. Sono passati 25 anni da quando Lucio Battisti non è più fra noi. Noto, caro Giulio, che non perdi occasione pubblica per spargere il tuo miele su Lucio, dichiarando di averlo amato tanto: io credo che tu abbia ragioni per amarlo molto di più adesso, visto che ancora oggi, dopo un quarto di secolo dalla sua morte, non ti riesce di separare il suo nome dal tuo».
Scrive la vedova di Lucio Battisti nella lettera al ragionier Giulio Rapetti, imprenditore, in arte Mogol, paroliere.
Le tre cause intentate da Mogol: una ferita aperta
«In queste occasioni non fai mai alcun cenno alle innumerevoli cause che hai intentato dopo la morte di Lucio: tre gradi di giudizio per una questione di confini, due gradi di giudizio per un risarcimento danni, per “perdita di chance”: una causa che, visto l’esito, ha costretto in liquidazione le Edizioni Acqua Azzurra. Ed ecco ora, dopo sette anni dalla sentenza del 2016, una nuova identica causa, questa appena nata, ma ancora per “perdita di chance”.
“Sono ancora in attesa di una risposta alla lettera che ti ho scritto il 10 giugno del 2020, – continua la missiva – quando eri Presidente effettivo della Siae. Sono passati tre anni e hai ritenuto di ignorare quella lettera ma, nel frattempo, hai continuato a produrre programmi che hanno al centro Lucio Battisti (che, consentimi il termine, è diventato il tuo passepartout)“.
“Infine, per quanto riguarda la salute di Lucio e le cause della sua morte, ti chiedo gentilmente di lasciar perdere le tue infondate supposizioni e ogni altra illazione. Ti chiedo soltanto di rispettare la sua dignità di uomo, dopo avere tanto lusingato la sua figura di artista.“
La lettera recapitata sul letto di ospedale: un altro enigma
“A tal proposito, – dice la Veronese – ti invito a non raccontare più la commovente storia della “lettera consegnata di nascosto a Lucio”, ora da un’infermiera, ora da un medico, ora da un non meglio identificato “professore“… Voglio precisare, una volta per tutte, che mio marito in quei giorni lottava per la sua vita, che nessuno ha mai ricevuto una tua lettera, che Lucio in quegli stessi giorni non è stato mai lasciato solo e che non ha mai pianto, tantomeno ricordando la vostra “amicizia“.
“Ti rammento – conclude – che il vostro “sodalizio artistico” si era interrotto nel lontano 1980.Sono passati ormai 43 anni, Giulio! Senza rancore”
Grazia Letizia Veronese Battisti
La lettera mette ancora tante ombre sulla triste fine di un sodalizio artistico ed umano di cui, abbiamo la sensazione, non si smetterà ancora di parlare.


























