
La categoria in cui il Cosenza militerà nella stagione ’25/’26 conta relativamente. Le percentuali che i calciatori in maglia rossoblù continuino a calcare i campi di Serie B diminuiscono sensibilmente, col passare delle giornate. Restituendo alla squadra di Alvini i 4 punti conquistati sul campo e tolti dalla giustizia sportiva, ci sarebbero ancora delle timide speranze.
Così stando le cose, invece no. Allo stato attuale, nemmeno i miracoli compiuti nelle ultime stagioni salverebbero i lupi. Oltre a fare en plein di vittorie, bisognerebbe sperare nei passi falsi delle altre compagini impelagate nella lotta per non retrocedere. Realisticamente quasi impossibile, considerata la modestia dell’organico costruito da Gennaro Delvecchio. Nelle ultime 15 gare i silani hanno conquistato i 3 punti solo in due occasioni. Impensabile che inanellino d’ora in poi così tanti successi.

Sarà così, molto probabilmente, retrocessione. Da ultimi in classifica? Tutto lascia credere di sì. Sarebbe l’ultimo dei mali, a voler essere crudi e realisti. Il Cosenza, ha, al di là dei pessimi risultati sul campo che rispecchiano una condotta societaria mediocre, altri obiettivi primari. Recuperare un’immagine, una dignità e una credibilità. Qualità del tutto smarrite. Inutile rimuginare ancora sui quotidiani passi falsi compiuti soprattutto quest’anno.
Limitiamoci agli ultimi, in ordine temporale. I biglietti stampati in bianco e nero dall’unico botteghino ufficiale rimasto aperto con banalissimi fogli A4. Le precarie condizioni igieniche in cui versa lo stadio “San Vito-Gigi Marulla“. Il degrado e la sporcizia che regnano sovrani in tutti i settori. Bagni sporchi e otturati. Sedute ricoperte da escrementi di volatili e polvere. Lo stesso dicasi per le postazioni destinate agli operatori dell’informazione. Un affronto e una mancanza di rispetto verso i giornalisti locali (quando poi si pretende dagli stessi lo stesso rispetto), una figuraccia con quelli provenienti da fuori che seguono le squadre avversarie.
Cosenza, il Cosenza e il brand rossoblù meritano di essere valorizzati, non calpestati, frantumati e vilipesi. C’è solo un modo per renderlo possibile. Che l’attuale proprietà molli ad altri il giocattolo. La misura ora è davvero colma.
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