
Il silenzio del “Marulla” è diventato il simbolo della stagione del Cosenza, che ha segnato in maniera profonda il rapporto tra la città e il suo calcio. Per mesi gli spalti dello stadio sono rimasti vuoti, scelta forte e consapevole di una tifoseria che ha deciso di disertare le partite interne per manifestare il proprio dissenso verso l’attuale gestione societaria.
Una linea chiara che non cambierà neppure nei playoff: il sostegno alla squadra continuerà, ma soltanto in trasferta. Un segnale che racconta più di mille parole. I tifosi del Cosenza non hanno mai smesso di amare i colori rossoblù, ma da tempo chiedono una sola cosa: un cambio di rotta ai vertici del club.
Negli ultimi giorni in città si rincorrono con insistenza voci e indiscrezioni su una possibile cessione della società. Rumors che alimentano inevitabilmente speranze e discussioni tra i sostenitori rossoblù. Si parla di un presunto riavvicinamento tra il presidente Eugenio Guarascio e Vincenzo Oliva, con il gruppo dei cosiddetti “modenesi”. Parallelamente circola anche la voce di un imprenditore italo-canadese che starebbe valutando da tempo l’acquisizione delle quote del club. Voci, appunto. Tante. Ma senza alcuna conferma ufficiale.
Eppure, al di là delle indiscrezioni, una certezza sembra emergere con forza: il calcio a Cosenza ha bisogno di voltare pagina. Il distacco tra la proprietà e l’ambiente è ormai evidente e difficilmente sanabile. La contestazione silenziosa del “Marulla” lo dimostra, così come la scelta dei tifosi di sostenere la squadra lontano dalle mura amiche. Il grido di allarme è stato lanciato e ribadito con forza anche davanti al sindaco della città Franz Caruso, che almeno a parole si è schierato dalla parte dei tifosi.
La città, la tifoseria e la stessa squadra hanno bisogno di ritrovare entusiasmo, progettualità e fiducia. Elementi che, in questo momento, sembrano possibili solo attraverso un cambio di proprietà. Perché Cosenza ha sempre dimostrato di saper vivere il calcio con trasporto e orgoglio. Ma per tornare a far battere davvero il cuore rossoblù serve un nuovo inizio. E anche in fretta.
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