Ci sono concerti che riempiono uno stadio e concerti che, per una notte, trasformano uno stadio in una gigantesca memoria collettiva. Quello di Luciano Ligabue allo Stadio Olimpico di Roma, il 12 giugno 2026, è stato uno di questi. È la seconda del tour estivo de “La Notte di Certe Notti”, segue alla data zero di Bibione.
Alle 21:08 in punto un boato attraversa l’impianto romano. Davanti a circa 55mila persone, Ligabue dà il via a una serata costruita come un viaggio attraverso oltre trent’anni di musica, emozioni e storie condivise. Da “Balliamo sul mondo” a “Marlon Brando è sempre lui”, passando per “Bambolina e Barracuda”, “Non è tempo per noi” e “Piccola stella senza cielo”, l’Olimpico si trasforma in un unico coro capace di attraversare generazioni diverse. Un pubblico molto eterogeneo, che vede saltare e cantare dal 18enne al più attempato, si lascia trasportare dal rocker di Correggio e dalla sua band.
La scaletta alterna energia e nostalgia, rock e confessioni, con momenti intensi come “Il mio nome è mai più” con riferimento ai 55 conflitti in atto nel mondo oggi, “Una vita da mediano”, “Ti sento”, “Eri bellissima”, “Questa è la mia vita” e “Sogni di rock’n’roll”. Ogni canzone sembra trovare una casa nelle voci del pubblico, che non smette un attimo di accompagnare il Liga lungo tutta la serata.
Particolarmente significativa è stata la presenza sul palco di Lenny Ligabue, alla batteria nel suo primo tour ufficiale accanto al padre. Con le sue bacchette, Lenny ha guidato il ritmo di una macchina perfetta, dimostrando personalità e talento. Lo stesso Ligabue, nelle dichiarazioni rilasciate alla vigilia del tour, aveva sottolineato quanto fosse emozionante condividere il palco con lui.

Nel finale, quando sono arrivate “I ragazzi sono in giro” e soprattutto “Certe notti”, Roma è esplosa in una festa collettiva. Migliaia di luci accese, braccia al cielo e parole cantate all’unisono hanno restituito l’immagine più autentica del legame inscindibile tra Ligabue e il suo pubblico. Poi, alle 23:32, è arrivato il momento dei saluti. Un momento semplice, sincero, proprio come il rapporto che il rocker di Correggio ha costruito negli anni con chi lo segue.
Prima di lasciare il palco si è congedato dai fans con un: “Non siamo andati affatto male. Vi voglio bene“. Subito dopo ha raggiunto il figlio Lenny per un bell’abbraccio, accolto da un’ovazione che ha attraversato tutto lo stadio. È stata l’ultima immagine della notte: un padre e un figlio stretti insieme al centro di uno stadio colmo di affetto. Un legame speciale quello che, da oltre trent’anni, unisce Ligabue al suo popolo. Perché certe notti passano. Ma certe notti, davvero, non si dimenticano.
LA SCALETTA COMPLETA
- Balliamo sul mondo
- Marlon Brando è sempre lui
- Bambolina e Barracuda
- Non è tempo per noi
- Piccola stella senza cielo
- Si viene e si va
- L’odore del sesso
- Il mio nome è mai più
- Una vita da mediano
- Sulla mia strada
- Tutti vogliono viaggiare in prima
- Ti sento
- Eri bellissima
- Questa è la mia vita
- Sogni di rock’n’roll
- Nessuno è di qualcuno
- Libera nos a malo
- Sarà un bel souvenir
- Lambrusco e pop corn
- Urlando contro il cielo
- Leggero
- Quella che non sei
- Happy Hour
- Tra palco e realtà
Bis
- I ragazzi sono in giro
- Certe notti
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