Ancora una volta la città di Cosenza dimostra il proprio lato solidale e non si volta dall’altra parte di fronte la sofferenza. Questa volta, migliaia di persone – si parla di diecimila – sono scese in piazza simbolicamente a fianco del popolo palestinese, in occasione dello sciopero generale indetto dall’USB (Unione Sindacati di Base) nella giornata del 22 settembre.
Uno sciopero che ha visto partecipare decine di migliaia di persone in molte città italiane. Cortei pacifici, salvo gli scontri di Milano, purtroppo strumentalizzati da chi vede come fumo negli occhi il sostegno alla Palestina. Scontri che però non possono e non devono offuscare la giornata di grande partecipazione che ha coinvolto, senza alcun problema, anche Cosenza.
La città bruzia non è rimasta indifferente davanti alle scene di devastazione e al calvario di un popolo, segnato da ormai quasi due anni di privazioni e sofferenze a causa dell’operazione militare israeliana in seguito agli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023. Operazione militare che, secondo una sempre più larga fetta dell’opinione pubblica, ha assunto i contorni di un genocidio contro la popolazione civile, che conta ormai decine di migliaia di vittime, molte delle quali bambini. Senza dimenticare la fame che sta provando i civili.
Le migliaia di persone che hanno sfilato a Cosenza, provenienti da tutta la regione, si sono ritrovate alle 17:30 a Piazza Loreto, per dare vita a un corteo variegato per età, con molte famiglie con bambini presenti. Tra bandiere palestinesi e fumogeni, la manifestazione ha raggiunto lo svincolo dell’autostrada, bloccando brevemente il traffico. Seppur non indicata inizialmente nel percorso, la deviazione ha avuto luogo senza alcun problema, sotto l’occhio vigile delle forze dell’ordine.
Quella del 22 settembre può quindi essere definita una giornata all’insegna della solidarietà, dell’impegno e del dissenso civile, che ha coinvolto Cosenza. Ancora una volta capace di dimostrare la sua consueta maturità e civiltà. Una città che ha deciso di metterci la faccia, per invocare la pace ed esprimere il proprio sdegno per la barbarie in corso a Gaza. Quello che, probabilmente, non sta facendo buona parte della classe politica nazionale.
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