Tenere il conto degli scivoloni in cui è incorso il Cosenza Calcio negli ultimi anni è impresa impossibile anche per il peggior odiatore.
Troppe, e continue, le dimostrazioni del vertice societario di non essere assolutamente all’altezza di gestire una società professionistica che militava nel secondo campionato nazionale e ora è scivolata nel terzo. A dirla tutta, con questa mala gestio, si farebbe fatica a tenere il passo anche in un torneo dilettantistico. A queste carenze croniche purtroppo non si è mai posto rimedio (anzi, aumentano di giorno in giorno).
I risultati parlano chiaro e sono sotto gli occhi di tutti. Se si procedesse ad un sondaggio patron e amministratrice unica, rispettivamente Eugenio Guarascio e Rita Rachele Scalise, risulterebbero essere i personaggi più invisi agli sportivi di fede rossoblù. Non a caso lo stadio è ormai tristemente e costantemente vuoto.
La deriva inarrestabile presa dalla società Cosenza Calcio da qualche stagione a questa parte è disarmante. Puntualmente ci si chiede se si può toccare un punto più basso di quello e puntualmente ci si riesce. Deve far riflettere la diaspora in atto, che si è incancrenita di recente.
Tutti i professionisti che prestano le loro maestranze al club che mal rappresenta i colori rossoblù scappano a gambe levate. Alcuni dopo pochissimi mesi. Bastevoli per decidere di salvaguardare la propria dignità umana e professionale. L’ultimo della lista è stato Giovanni Folino, addetto stampa comunque contestatissimo nella sua breve esperienza, succeduto a Gianluca Pasqua. Come tanti altri, è andato via sbattendo la porta. Lo ha fatto denunciando, senza giri di parole, l’incompatibilità emersa con l’amministratore unico per le continue ingerenze.
Ricalcando ciò che, non apertamente, dicono tutti quelli che lo hanno preceduto nel fuggi fuggi generale. Più chiaro di così!
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