Domenico Buongiorno (Corigliano)

A 41 anni c’è chi racconta il calcio al bar. E poi c’è chi continua a scriverlo in campo, una partita alla volta, un gol alla volta. Domenico Buongiorno, attaccante del Corigliano in Prima Categoria, è tutto questo e qualcosa in più: 10 gol stagionali, leadership naturale, fame intatta. Il tempo passa, lui no.

Quando entra in campo non è solo un attaccante, è la prova vivente che la passione può battere l’anagrafe. “L’età è solo un numero per chi, come me, fa una vita da professionista”, dice. E i numeri, quelli veri, parlano per lui. Dall’Eccellenza alla Prima Categoria: sopravvivere, crescere, segnare. Buongiorno ha calcato i campi di Eccellenza e Promozione in diverse regioni (Basilicata, Lazio, Calabria) imparando che più si sale di categoria, più aumentano intensità, ritmo e qualità. “L’Eccellenza mi ha dato tanto, soprattutto a livello umano e calcistico. Lì capisci davvero cosa significa stare in campo”.

Ma la sua carriera non è fatta solo di categorie: è fatta di resistenza, adattamento, istinto. Di gol segnati quando contano. Leader dentro e fuori dal campo. Nello spogliatoio è un veterano, ma non un nonno calcistico. È un leader vero, duro quando serve, presente sempre. “Caratterialmente sono forte, a volte posso intimidire chi è più debole di testa. Ma sono sempre pronto a dare consigli. A 20 anni me ne davano tanti… e non li ascoltavo”.

Ed è forse lì la svolta della sua vita calcistica: “Potevo fare molto di più, invece mi sono fermato all’Eccellenza. Sono maturato tardi. Ora ho la testa giusta, ma non più l’età”. Buongiorno non pianifica la fine. Non ora. “A dire il vero non ci penso. Finché c’è voglia di divertirsi e il fisico sta bene, io vado avanti. Vivo di entusiasmo e passione, tutto sull’istinto”. E infatti in campo sembra un ragazzino di 20 anni, con la differenza che oggi sa quando colpire. Dal carattere come quello di Antonio Cassano. A 20 anni era genio e sregolatezza. Talento puro, testa altrove.

Oggi è maturità, consapevolezza, fame. “Posso essere un esempio per i giovani: poche persone fanno quello che sto facendo io a questa età”. Non a caso il suo soprannome è diventato “L’Immortale”. I numeri di una carriera fuori dal comune: 700 presenze, 380 gol, premio di capocannoniere nel Lazio e in Calabria, oltre 10 titoli di capocannoniere nelle sue esperienze con Montalbano, Roseto, Trebisacce, Cassano, Rossano, Certosa, Brutium Cosenza e Luzzi (sua seconda famiglia con 48 gol in 3 stagioni). “Da 20 anni a oggi, il più forte”, dice senza falsa modestia. E i numeri, ancora una volta, gli danno ragione.

Gol o spogliatoio? Se un giorno dovesse davvero smettere, cosa gli mancherebbe di più? “Il gol. Io vivo di questo, di emozioni. Ma anche lo spogliatoio mi mancherà tanto”. Perché il calcio, per Domenico Buongiorno, non è mai stato solo un gioco. È identità, è vita. E finché c’è un pallone da spingere in rete, l’Immortale non ha alcuna intenzione di fermarsi. 

Umberto Colacino – Erika Liparoti

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