Parlare del Cosenza calcio in questo momento è, parafrasando il compianto Gianni di Marzio come “mettersi un elmetto e andare in guerra“. La citazione è riferita ad una conferenza stampa proprio dell’allora tecnico del Cosenza che invitava alla lotta calcistica prima di una trasferta al vecchio “Vestuti” di Salerno.

Altri tempi, altro calcio. Oggi, invece, la guerra è quella contro i mulini a vento e contro chi deve fare i conti con le notizie di una cessione societaria. Invocata come una liberazione da gran parte della tifoseria, che però viene rimandata. Con il serio rischio, come capitato in altre occasioni, di far sfumare questa possibilità. Quando la si accosta ad una liberazione, bisogna considerare che come tale deve essere interpretata, visto che l’attuale dirigenza ha assunto nel tempo le sembianze di un mostro intriso di tirannia, pressapochismo e mancanza di rispetto verso la passionalità, simbolo di ogni tifoseria che si rispetti. Ma la guerra sportiva diventa secondaria quando manca ogni contatto con la realtà.

Nello specifico basti pensare al fatto che la sentenza del Coni che ha reso nulla ogni speranza di restituzione dei 4 punti di penalizzazione inflitti ad inizio stagione, non è stata degna di alcun comunicato ufficiale. È solo uno dei tanti esempi in cui il club ha dimostrato di non avere contatti con la realtà in cui operano come dirigenti calcistici ed imprenditori. La lista di inadempienze è lunga ed è stata più volte sottolineata in tanti articoli. Fa a pugni con i messaggi di sicurezza e gli inviti (déjà vu di ogni finale di stagione) ad un pubblico, ormai stanco e rassegnato per le vessazioni subite, a dare supporto alla squadra.

I SOLDATI FANTASMA GIAPPONESI

Nel tentativo di celare le trattative in corso e quelle mandate in fumo, ci si comporta come i soldati fantasma giapponesi. I membri dell’esercito e della marina nipponica non obbedirono all’ordine di resa imposto dagli alleati, formalmente entrato in vigore il 2 settembre 1945. Molti di questi ritennero impensabile che la loro nazione si fosse arresa. Arrivando addirittura a considerare come propaganda le varie comunicazioni che annunciavano la fine della guerra. Ecco: chi fa finta di non vedere il disastro con cui si sta gestendo la fine dell’era Guarascio, è paragonabile a quei soldati. Alcuni hanno continuato a combattere per 40, 50 anni non accorgendosi che la guerra fosse finita. Forse, anche alle nostre latitudini, qualcuno sta combattendo la sua personale guerra contro la città e i tifosi che, comunque (anche se si parla di un titolo privato), vorrebbero solo porre fine a un conflitto che rischia di lasciare macerie per le prossime generazioni.

Come cantavano i Baustelle, “La guerra è finita“. Spetta a tutti quelli che possono dire e fare qualcosa, ognuno per il suo ruolo, attivarsi per rendere possibile la liberazione del Cosenza. I soldati fantasma si renderanno conto della realtà. Tutti insieme dritti verso la meta.

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