Il gol rocambolesco di Emanuele Pecorino (al primo centro stagionale, ulteriore beffa) ha spezzato le residue speranze salvezza del Cosenza.
Espugnando lo “Stirpe” di Frosinone, i lupi, nuovamente guidati da Massimiliano Alvini, che avrebbe potuto battezzare il suo ritorno in panchina con una meritata vittoria, si sarebbero messi nelle condizioni per continuare a coltivare un sogno.
Non è stato così, per colpe, stavolta, non dei ragazzi in rossoblù che hanno onorato e sudato la maglia. Ridotto in dieci dalla frettolosa ed esagerata espulsione diretta di Kourfalidis, entrato in campo da soli trenta secondi, il Cosenza ha subito altre discutibili quanto sconsiderate decisioni di Francesco Cosso di Reggio Calabria e della sua squadra arbitrale.
Alvini a fine gara ha alzato la voce e ne ha ben donde. Lo sforzo prodotto è stato vanificato e se il club, per le malefatte di cui si è reso protagonista in questa stagione nefasta, è malvisto, ci può stare ed è comprensibile. Che paghi però a livello amministrativo, non con i torti sul campo.
Pesa già la penalizzazione di 4 punti, che ha un solo responsabile, per quanto evidenziato anche dalle motivazioni delle sentenze. Un malus che rischia di risultare decisivo per la retrocessione della squadra. Immaginate il Cosenza a 30 punti, sarebbe ancora in piena corsa. Ora, invece, è quasi condannato. Grazie a chi il brand lo ha frantumato, altro che tutelato. È questo il peccato originale.
Entra nel canale Whatsapp de Il Dot
























