Quasi 600 mila i votanti alle 13. Alla fine sono stati più di un milione. Elly Schlein alla guida del Pd.
Non sono i 3,5 milioni del 2007 o l’1,6 milioni del 2019, ma un risultato comunque più che sufficiente per il Pd dopo le deludenti ultime elezioni politiche. Elly Schlein è avanti di sei punti percentuali: 53,8% per la deputata, 46,2% per Stefano Bonaccini il quale ha subito commentato la sconfitta: «La prima cosa che chiedo è mandare un applauso a Elly Schlein, l’ho sentita e le ho fatto i complimenti, in bocca al lupo per la grande responsabilità che assume alla guida del partito. Ha prevalso Elly e io sono a disposizione per dare una mano».

E così il Partito Democratico ha la prima segretaria donna e femminista. Sono le caratteristiche date dalla stessa Elly Schlein, «l’anti-Meloni» scelta da Enrico Letta per chiudere la campagna elettorale delle politiche.
Un’ascesa vertiginosa, quella della neo segretaria, passata direttamente dalla vice presidenza della Regione Emilia-Romagna alla Camera e, ora, al Nazareno. La più giovane segretaria che il partito abbia mai avuto. Il tutto nel giro di cinque mesi.
ECCO CHI E’ ELLY SCHLEIN
Elly, all’anagrafe Elena Ethel Schlein, è nata nel 1985 a Lugano da una famiglia di accademici. La madre, l’italiana Maria Paola Viviani Schlein, è stata preside della facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli studi dell’Insubria. Il padre, lo statunitense Melvin Schlein, è professore emerito di Scienze politiche. Scuole ad Agno, maturità a Lugano, la segretaria del Pd ha studiato al Dams di Bologna per poi passare a Giurisprudenza. Si definisce una nerd, appassionata di videogiochi e cinefila, amante dell’indie-rock statunitense, per due volte volontaria negli Usa per le campagne elettorali di Barack Obama.
Nel 2014, con Matteo Renzi segretario, viene eletta al Parlamento Europeo con oltre 50 mila preferenze, ma «Me ne sono andata dal partito per scelte come la Buona scuola, la riforma della Costituzione, lo Sblocca-Italia, tre voti di fiducia sulla legge elettorale. Anche sul clima il Pd è mancato: non è più il tempo delle mezze parole, le battaglie vanno fatte fino in fondo: dunque, no al consumo di suolo».
Nel 2015, quindi, Schlein approda a Possibile, ma nel 2019 si rompe il sodalizio con Civati ed Elly inizia il suo percorso da sola. Alle porte ci sono le Regionali in Emilia-Romagna, con la sinistra che accompagna Stefano Bonaccini. Schlein diventa la capolista di Coraggiosa, rassemblement di sinistra che ha tra gli sponsor anche l’ex governatore Vasco Errani. La lista non arriva al 4%, ma Schlein supera le 22 mila preferenze su tre province. Il salto alla vicepresidenza della Regione è ormai fatta.
Da vice di Bonaccini comincia a comparire anche in tv facendo coming-out «In questo momento sto con una ragazza e sono felice»
Alle elezioni politiche sceglie di correre col Pd in Emilia-Romagna.
Veste i panni dell’anti-Meloni: «Sono una donna. Amo un’altra donna e non sono una madre, ma non per questo sono meno donna», dice dal palco di Piazza del Popolo a Roma ribaltando l’iconico discorso della leader di Fratelli d’Italia.

Dopo la sconfitta e le conseguenti dimissioni di Letta, il nome di Schlein viene dato in pole per la segreteria accanto a quello del “suo” presidente: Bonaccini. E’ il derby della via Emilia.
Ma Schlein non è ancora iscritta: si candida a Roma, prende la tessera alla Bolognina, il circolo della Svolta di Occhetto, incassa il sostegno di buona parte della sinistra democratica e di Articolo Uno. Il voto tra gli iscritti conferma che sarà lei a sfidare Bonaccini alle primarie. Nessuno è mai riuscito nel ribaltone, eppure la storia è stata fatta.
Le prime parole da segretaria del Pd: «Ce l’abbiamo fatta»
Con una live sui social, Elly Schlein ha subito commentato la vittoria: «Ce l’abbiamo fatta» – esordisce subito – «Sono immensamente grata, perché insieme abbiamo fatto una grande rivoluzione. Anche stavolta non ci hanno visti arrivare. Il popolo democratico è vivo, c’è, ed è pronto a rialzarsi. E lavoreremo su questa fiducia. E’ un mandato chiaro per cambiare davvero grazie ad una linea chiara e una visione che guardi alla disuguaglianza, l’emergenza climatica, la precarietà… parte tutto da noi».






















