Processo Maradona

Procede spedito, con una testimonianza dopo l’altra, il processo che vuole far luce sulla morte di Diego Armando Maradona, El Pibe de Oro, avvenuta il 25 novembre 2020 per arresto cardiaco. Iniziato l’11 marzo 2025, nel Tribunale penale di San Isidro, in Argentina, ha posto sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti sette indagati per omicidio colposo, tra medici e infermieri, che rischiano dagli 8 ai 25 anni di carcere. Tutti hanno curato Maradona nei suoi ultimi giorni e hanno assistito al decadimento fisico e mentale di uno dei calciatori più amati di tutti i tempi e cos’hanno fatto per evitarne la morte? Nell’aula di tribunale si cerca di rispondere a questa domanda.

L’arresto della guardia del corpo di Maradona

Il processo presenta una serie di colpi di scena, l’ultimo è stato l’arresto della guardia del corpo dell’indimenticato portento del calcio mondiale, accusata di falsa testimonianza. Julio César Coria, il bodyguard, ha sostenuto di non avere alcun rapporto con Leopoldo Luque, neurochirurgo principale indagato nella vicenda. Ad incastrare Coria ci sarebbero delle chat con Luque.

Il presunto ruolo di Leopoldo Luque

L’avvenente neurochirurgo che ha effettuato l’intervento al cervello di Maradona, a causa di un ematoma subdurale, sin da subito ha avanzato una linea di difesa ben precisa. Nel team medico che seguiva Maradona nella sua guarigione, Luque ha ribadito più volte che non era il coordinatore, dunque non aveva la responsabilità di prendere determinate scelte. La questione ruota attorno alle cure mediche assegnate a Maradona dopo le dimissioni dalla clinica in cui è stato ricoverato per circa dieci giorni. La ricetta medica presentava un elenco di farmaci finalizzati a curare la salute mentale di Maradona, ma non la sua salute fisica. Un cocktail di medicine che calmavano sicuramente l’indole ribelle dell’uomo, ma che ignoravano il suo gonfiore alle caviglie, al cuore e all’addome.

La foto che ha scioccato il mondo

Nel primo giorno del processo il pm Patricio Ferrari ha mostrato in aula una foto di Maradona poco dopo la sua morte. L’immagine ha scioccato i presenti e il mondo intero, poiché il calciatore considerato un dio, aveva ben poco dell’irriverenza della mano de dios che ha segnato la rete nello storico mondiale del 1986. Il suo addome in foto sembra dover scoppiare da un momento all’altro. In quel frangente, Ferrari ha commentato l’agghiacciante foto: “Chiunque tra gli imputati affermi che non aveva compreso quello che stava succedendo a Diego sta chiaramente mentendo. Le sue condizioni erano evidenti“.

Il risultato dell’autopsia

A dispetto del passato di Maradona, costellato non solo da prodigi calcistici, ma anche da un dietro le quinte fatto di droga e alcol, l’autopsia ha dato come risultato l’assenza totale nel suo corpo di sostanze stupefacenti e alcoliche. Maradona era pulito. Dalla sua autopsia sono stati rilevati anche dei campioni di DNA in grado di dare una risposta alle cause legali che vedono presunti figli di Maradona, non riconosciuti dal Pibe de Oro, intenti a voler ottenere il riconoscimento. Ciò potrebbe avere come conseguenza anche la divisione in più parti dell’eredità del calciatore.

Le testimonianze delle sorelle

Il 3 aprile hanno parlato in aula le tre sorelle maggiori di Maradona, Ana, Claudia e Rita. Ana ha raccontato dell’ultima volta che ha visto suo fratello: “Era dopo l’operazione e sembrava stare bene. Poi si è lamentato e gli ho chiesto se provava dolore. ‘Sì, mi fa male l’anima‘, ha risposto“. Hanno fornito anche una descrizione dettagliata del giorno in cui è morto Diego: “Ci hanno chiamato per dirci che era svenuto. Lo abbiamo saputo e siamo andati con le mie sorelle. Le sue figlie e la loro madre (la storica fidanzata e moglie di Maradona, Claudia Villafane ndr) erano già lì. Quando siamo arrivate, abbiamo scoperto che era morto. Le ragazze ce l’hanno detto“.

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